DirittoEconomia

lunedì 28 novembre 2011


I partiti dal punto di vista normativo

I partiti sono previsti dall’art. 49 della Costituzione che recita:
“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
C’è quindi ampia libertà di associazione, l’unico limite è il non uso della violenza…occorre usare metodi democratici…quindi per esempio manifestazioni, scioperi, petizioni, proposte di legge di iniziativa popolare…lavoro in Parlamento.
Occorre ricordare anche la XII disposizione transitoria della Costituzione che recita:
“E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista.”
In base a questa disposizione nel corso di questi 60 anni di democrazia sono stati sciolti vari movimenti estremisti neofascisti.
Ricordiamo che anche gli art. 17 della Cost. (che prevede la libertà di riunione) e l’art. 18 della Cost. (che prevede la libertà di associazione) sono un presupposto della esistenza dei partiti.
Da un punto di vista giuridico un partito è una associazione privata e pertanto regolata come tutte le altre associazioni dall’art. 36 del Cod. Civ.  che afferma:
“L’ordinamento interno e l’ammistrazione delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati”.
Associazione non riconosciuta non significa illecita o illegale…tutt’ altro, significa che lo Stato non deve riconoscerla…che essa esiste comunque a prescindere da qualsiasi riconoscimento. I partiti infatti non vogliono riconoscimenti da parte dello Stato poiché se dovessero essere riconosciuti o approvati dallo Stato sarebbero meno liberi…potrebbero subire pressioni o veti da parte delle autorità statali. Soprattutto i partiti più antagonisti e più critici col sistema.
Sono gli stessi associati ai partiti, cioè i tesserati, che si danno le proprie regole. Di solito un partito nasce con un Atto Costitutivo, dove i promotori dichiarano la nascita del nuovo partito. Inoltre i promotori si dotano di uno Statuto con tutte le regole che prevedono gli scopi del partito, gli obiettivi, come si fa ad aderire, quali regole ci sono per la vita interna del partito, per esempio ogni quanto ci sarà un congresso, come si fa ad eleggere il Segretario, come è articolato sul territorio il partito, magari ci saranno circoli in ogni paese o nelle città più importanti…ciò dipenderà da quanto il partito è radicato sul territorio etc…
L’art. 49 presuppone che i partiti abbiano una struttura democratica al loro interno. Ciò implica che anche dentro un partito ci possa essere una maggioranza ed una minoranza…o delle correnti più o meno organizzate o dei gruppi di opinione. Per esempio dentro al  Partito Democratico c’è un’area ecologista….un gruppo cioè che sottolinea in particolare il tema della salvaguardia dell’ambiente…
Spesse volte però i partiti che dovrebbero applicare la Democrazia in tutto il Paese, non hanno loro stessi  una struttura democratica. Ad esempio il partito può essere monopolizzato dal Leader di turno che soprattutto se è una figura carismatica o se è molto potente economicamente può imporre la sua volontà ed evitar riunioni o discussioni. A volte si forma un ristretto gruppo dirigente che impone le sue vedute…questa necessità di democratizzare la vita interna dei partiti è oggetto di studio da parte di alcuni politologi. Per esempio ci sono studiosi che hanno proposto di introdurre le elezioni primarie per scegliere i candidati che poi parteciperanno alle elezioni amministrative o politiche. Finora solo il Partito Democratico ha iniziato ad usare le Primarie per la scelta del leader e dei candidati…in tutti gli altri partiti le scelte vengono fatte da una ristretta cerchia dei persone (la Direzione) o addirittura dal Leader che è a capo del partito.
Di solito i partiti si finanziano con il tesseramento. Cioè chi aderisce paga una certa quota per avere la tessera che darà poi diritto a partecipare alle riunioni di partito e a votare e ad essere eletto negli organismi dirigenti (Comitati di Circolo, Comitati Comunali, Provinciali, Regionali e Direzione Nazionale). A volte i partiti organizzano feste per raccogliere fondi e contributi…a volte ricevono sponsorizzazioni da privati, soprattutto aziende che condividono le scelte del partito che finanziano.
Nel corso degli anni i partiti al governo sono ricorsi a finanziamenti illeciti. Cioè ad esempio un Sindaco o un amministratore locale o un Ministro per attribuire appalti a ditte per eseguire lavori pubblici pretendeva una tangente cioè una somma di denaro indebita che andava a finanziare in modo occulto il suo partito…vi sono state molte inchieste della magistratura contro uomini politici corrotti…fino a giungere al fenomeno di Tangentopoli che ha costituito un vertice di disonestà.
Per evitare che i partiti ricorressero a tali metodi illegali venne emanata una legge di finanziamento pubblico dei partiti. Cioè il Parlamento ritenne che i partiti svolgono – tutti – un ruolo di informazione dei cittadini, un servizio tale da orientare il voto degli elettori. Quindi ha ritenuto giusto dare contributi a fronte di questo servizio. Anche dopo la legge però il sistema dei finanziamenti occulti è continuato ed un referendum ha abrogato la legge con un voto a larga maggioranza popolare dovuto alla indignazione dei cittadini nei confronti della corruzione dei politici. E’ nata così la questione morale, cioè la necessità di fare pulizia una volta per tutte ed evitare che politici corrotti siano ricandidati dai partiti. Il problema è ancora all’ordine del giorno e non è risolto a tutt’oggi. 


Ravenna Liceo Classico Dante Alighieri
Prof. Daniele Morelli 

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