I partiti sono previsti
dall’art. 49 della Costituzione che recita:
“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi
liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la
politica nazionale”.
C’è quindi ampia libertà di
associazione, l’unico limite è il non uso della violenza…occorre usare metodi
democratici…quindi per esempio manifestazioni, scioperi, petizioni, proposte di
legge di iniziativa popolare…lavoro in Parlamento.
Occorre ricordare anche la XII disposizione transitoria
della Costituzione che recita:
“E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma
del disciolto partito fascista.”
In base a questa disposizione
nel corso di questi 60 anni di democrazia sono stati sciolti vari movimenti
estremisti neofascisti.
Ricordiamo che anche gli art.
17 della Cost. (che prevede la libertà di riunione)
e l’art. 18 della Cost. (che prevede la libertà di associazione) sono un presupposto della esistenza dei partiti.
Da un punto di vista
giuridico un partito è una associazione
privata e pertanto regolata come tutte le altre associazioni dall’art. 36
del Cod. Civ. che afferma:
“L’ordinamento interno e
l’ammistrazione delle associazioni non
riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati”.
Associazione non riconosciuta non significa illecita o illegale…tutt’ altro, significa che
lo Stato non deve riconoscerla…che essa esiste comunque a prescindere da
qualsiasi riconoscimento. I partiti infatti non vogliono riconoscimenti da
parte dello Stato poiché se dovessero essere riconosciuti o approvati dallo
Stato sarebbero meno liberi…potrebbero subire pressioni o veti da parte delle
autorità statali. Soprattutto i partiti più antagonisti e più critici col
sistema.
Sono gli stessi associati ai
partiti, cioè i tesserati, che si danno le proprie regole. Di solito un
partito nasce con un Atto Costitutivo, dove i promotori dichiarano la
nascita del nuovo partito. Inoltre i promotori si dotano di uno Statuto
con tutte le regole che prevedono gli scopi del partito, gli obiettivi,
come si fa ad aderire, quali regole ci sono per la vita interna del partito,
per esempio ogni quanto ci sarà un congresso, come si fa ad eleggere il Segretario,
come è articolato sul territorio il partito, magari ci saranno circoli
in ogni paese o nelle città più importanti…ciò dipenderà da quanto il partito è
radicato sul territorio etc…
L’art. 49 presuppone che i
partiti abbiano una struttura democratica al loro interno. Ciò implica
che anche dentro un partito ci possa essere una maggioranza ed una minoranza…o
delle correnti più o meno organizzate o dei gruppi di opinione. Per
esempio dentro al Partito Democratico
c’è un’area ecologista….un gruppo cioè che sottolinea in particolare il tema
della salvaguardia dell’ambiente…
Spesse volte però i partiti
che dovrebbero applicare la
Democrazia in tutto il Paese, non hanno loro stessi una struttura democratica. Ad esempio il
partito può essere monopolizzato dal Leader di turno che soprattutto se è
una figura carismatica o se è molto potente economicamente può imporre la
sua volontà ed evitar riunioni o discussioni. A volte si forma un ristretto gruppo
dirigente che impone le sue vedute…questa necessità di democratizzare la
vita interna dei partiti è oggetto di studio da parte di alcuni politologi. Per
esempio ci sono studiosi che hanno proposto di introdurre le elezioni primarie per scegliere
i candidati che poi parteciperanno alle elezioni amministrative o politiche.
Finora solo il Partito Democratico ha iniziato ad usare le Primarie per la
scelta del leader e dei candidati…in tutti gli altri partiti le scelte vengono
fatte da una ristretta cerchia dei persone (la Direzione ) o addirittura
dal Leader che è a capo del partito.
Di solito i partiti si
finanziano con il tesseramento. Cioè chi aderisce paga una certa quota per
avere la tessera che darà poi diritto a partecipare alle riunioni di partito e
a votare e ad essere eletto negli organismi dirigenti (Comitati di Circolo,
Comitati Comunali, Provinciali, Regionali e Direzione Nazionale). A volte i
partiti organizzano feste per raccogliere fondi e contributi…a volte ricevono
sponsorizzazioni da privati, soprattutto aziende che condividono le scelte del
partito che finanziano.
Nel corso degli anni i
partiti al governo sono ricorsi a finanziamenti illeciti. Cioè ad
esempio un Sindaco o un amministratore locale o un Ministro per attribuire
appalti a ditte per eseguire lavori pubblici pretendeva una tangente
cioè una somma di denaro indebita che andava a finanziare in modo occulto il
suo partito…vi sono state molte inchieste della magistratura contro uomini
politici corrotti…fino a giungere al fenomeno di Tangentopoli che ha costituito
un vertice di disonestà.
Per evitare che i partiti
ricorressero a tali metodi illegali venne emanata una legge di finanziamento pubblico dei partiti.
Cioè il Parlamento ritenne che i partiti svolgono – tutti – un ruolo di
informazione dei cittadini, un servizio tale da orientare il voto degli
elettori. Quindi ha ritenuto giusto dare contributi a fronte di questo
servizio. Anche dopo la legge però il sistema dei finanziamenti occulti è
continuato ed un referendum ha abrogato la legge con un voto a larga
maggioranza popolare dovuto alla indignazione dei cittadini nei confronti della
corruzione dei politici. E’ nata così la questione morale, cioè la necessità di
fare pulizia una volta per tutte ed evitare che politici corrotti siano
ricandidati dai partiti. Il problema è ancora all’ordine del giorno e non è
risolto a tutt’oggi.
Ravenna Liceo Classico Dante Alighieri
Prof. Daniele Morelli

