DirittoEconomia

sabato 17 dicembre 2011

Dal quotiadiano EUROPA
Articolo di Luigi Berlinguer: Un paese che studia poco


La recente indagine Istat non va superficialmente archiviata.
Sono d’accordo con coloro che definiscono quei numeri” una lezione per la politica” perchè rivelano moti e patologie profonde della nostra società.
Quel rapporto è un grido d’allarme sullo spreco di risorse e una sfida sociale. Tra gli aspetti, quello che personalmente mi preoccupa di più riguarda la “questione sociale” dell’istruzione che va insieme alla “questione economica”.
Liberiamo il campo dalla passione per l’ozio, ribadendo che la cultura è un bene in sé, che non si studia per produrre ma per sapere e, infine, che una società senza cultura non ha civiltà. La cultura realizza la persona, attraverso lo studio dell’interessato. Si, l’intero campo di scienze e cultura sono prima di tutto no profit.
Tale architrave, però, non è scalfito se si aggiunge la certezza che, se in un paese si studia di più, crescono redditi e Pil. Non significa infatti che lo studio debba essere schiacciato sul Pil. Ma, allo stesso tempo, non si può non essere profondamente soddisfatti se l’aumento delle risorse per lo studio e ricerca aumenta la ricchezza complessiva dell’Italia. Dispiace, semmai, che una classe dirigente di governo non abbia capito tale ovvietà e che ci siano ancora coloro che sono convinti che con la cultura “ non si mangia”. Costoro ignorano che una fetta consistente del nostro Pil proviene dalle imprese e dalle attività culturali. Tullio de Mauro ha di recente ricordato che “il paese cresce se studiano tutti”. Eric A. Hanushek, economista dell’università di Stenford, sostiene che “ dove l’istruzione è di qualità migliora il Pil corre di più”. Alcune leader illuminati lo hanno ben compreso. Il presidente Obama sostiene che nei prossimi 10 anni “ quasi la metà dei nuovi posti di lavoro” richiederà un livello di istruzione più elevato della licenza della scuola secondaria superiore, e ha aggiunto che “ non esiste politica economica migliore di quella che produce più laureati con le competenze necessarie per avere successo”.
E in Italia aggiungo qualche dato: l’Italia è al quartultimo posto in Europa per numero di laureati (32,2 % la media europea rispetto al 19,8 % in Italia). Nel nostro paese, dal 2005 al 2008 si sono ridotti i diplomati negli istituti tecnici ( da 181,099 a 163.918). si registra, inoltre, un “calo potenziale” dell’aspirazione a proseguire nell’educazione post secondaria e si registra un calo effettivo dell’immatricolazioni universitarie. Il profilo economico è intimamente connesso al profilo sociale. Solo la metà di coloro che finiscono nel fenomeno definito degli Esl- Early school leader cioè gli abbandoni scolastici- trovano un lavoro. Tra coloro che abbandonano il 44% sono figli di genitori che hanno solo la licenza elementare e il 25 % solo la licenza media. E da qualche giorno abbiamo riscoperto i Neet (Not in Education, Employment or Training), ovvero quel grande numero di giovani che non studia, non lavora, non si aggiorna. In Italia questo esercizio è il doppio della media Europea. Due terzi di questi giovani provengono da famiglie in condizioni “disagiate”.
Da ultimo, aggiungo un dato che mi ha molto colpito (reso noto dal Ocs): le persone più istruite vivono di più, sono più attive nelle proprie comunità e partecipano di più alla politica, commettono meno crimini. In questa particolare classifica dell’ Ocse ai primi posti ci sono i soliti noti: Finlandia, Corea, Canada, Giappone. E agli ultimi Italia, Spagna, Cile, Portogallo, Turchia, Messico.
Da qui deve ripartire la nostra riflessione l’istruzione così organizzata conserva discriminazione sociali profondamente ingiuste (e anti-produttive). Coloro che abbandonano, coloro che non lavorano, coloro che non si aggiornano testimoniano il rischio di fallimento dell’istituzione scolastica, il rischio di un fallimento sociale e un fallimento individuale. Non si può dunque abbassare la guardia sulla “ questione sociale” dell’istruzione.
C’e un punto però che viene ancora messo poco in rilievo accanto alla richiesta di maggiori investimenti e di maggiori risorse: è quello che riguarda la qualità della natura del modello educativo. Anche qui, per tornare all’ovvio, non c’entra nulla la sottovalutazione delle eccellenze e del merito. Un paese che non coltiva e non sostiene i suoi talenti è un paese che sbrana i proprio figli e il proprio futuro. Credo che non si faccia mai abbastanza per le eccellenze. Ma una politica dell’eccellenza che significa solamente selezione ed espulsione (verso la sottooccupazione) di chi non ce la fa è una bestemmia. Oggi è impensabile contrapporre qualità e quantità. Le statistiche ci dicono che i paesi emergenti ottengono insieme più inclusione e più qualità. E’ per questo che occorre stimolare le diversità. Come sostiene Alain Touraine: libertà, uguaglianza e diversità. L’istruzione modellata sul soggetto, fondata sull’apprendimento, è assente dal dibattito politico italiano. Occorre stimolare di più i giovani, con un’istruzione capace di valorizzare le diversità trasformandole in ricchezza, capace di sollecitare le vocazione e le attitudini di ciascuno.  Una scuola senza gerarchie interne tra cultura nobile e quella dei poveracci. Ciò fornisce capacità di ragionamento e, insieme, capacità di scoperta, gioia di creare. Logos, scienza, arte. Accanto alle indispensabili risorse proviamo a discutere anche di quale modello di scuola? Sarebbe il modo migliore di rispondere a numeri da brivido.

giovedì 15 dicembre 2011

Meno cacciabombardieri più scuole

Prendo questo articolo di Serena Fagnocchi. Dice molte cose giuste...dice di tagliare le spese militari e investire sulla cultura e sul futuro dei nostri giovani...mi piace!
Serena Fagnocchi, 27 giugno 2011
La nostra idea di Scuola: pubblica, di qualità, aperta a tutti
La riforma della Gelmini non segue da un’idea nuova di scuola, è semplicemente meno-scuola. Meno soldi, con 8 miliardi di euro in meno in tre anni; meno insegnanti, 120mila in tre anni, il più grande licenziamento di massa della storia del nostro paese; meno scuole, con accorpamenti e soppressioni che mettono a rischio le piccole comunità (come quelle di montagna) che vivono attorno alla loro scuola; meno qualità, perchè saltano compresenze e progetti educativi come il tempo pieno, il tempo prolungato, e insegnamenti come l’inglese, l’informatica e le scienze vengono resi di fatto impossibili. In compenso classi più affollate a discapito dell’apprendimento, più bambini disabili lasciati senza sostegno,  il tutto accompagnato da una retorica antistorica fatta di grembiulini, voti in condotta, maestri unici e bocciature.
Capitolo a parte meritano le scuole dell’infanzia, delle quali il governo si disinteressa totalmente e di fatto viene negato a migliaia di bambini il diritto a questo percorso educativo; e le scuole secondarie superiori, con una riforma degli indirizzi che mira a separare i percorsi di studenti di serie A (nei licei) e quelli di serie B (nei tecnici), e di farlo sempre prima. Il nostro è l’unico paese dove viene abbassato l’obbligo scolastico.  E questo a fronte di uno dei tassi di abbandono scolastico più alti d’Europa. Triste primato.
In questo senso la riforma della Gelmini si inserisce perfettamente nel disegno perseguito dal  governo di smantellare sistematicamente tutti i luoghi di formazione della cultura e della formazione della persona (dalla stampa all’università). La scuola pubblica sta in cima a questa lista. Solo i più ricchi potranno accedere a scuole di qualità, in contrapposizione al principio sancito anche dalla nostra Costituzione che vuole la scuola come strumento di ascesa sociale, e lo Stato che si impegna a rimuovere ostacoli affinchè ogni bambino possa godere delle stesse opportunità.
La scuola che noi vogliamo è pubblica, di qualità, aperta e accogliente, e accessibile a tutti. Che non distingua in studenti di serie A e di serie B, figli di ricchi e figli di poveri.  Noi crediamo nel valore sociale della scuola, come perno delle comunità, come luogo di apprendimento di competenze, ma anche di crescita e coesione sociale, e formazione umana. Il luogo dove si forma il cittadino e la comunità di domani.
Una scuola che promuova strumenti educativi moderni, e che al contempo accompagni ogni ragazzo seguendo le sue inclinazioni e le sue qualità, dove il ragazzo problematico sia maggiormente seguito e non lasciato indietro o bocciato. Il nostro è l’unico paeso in cui si vanta la crescita dei bocciati come prova di qualità, quando tutti sanno che ogni bocciatura è un fallimento del sistema scolastico, e le scuole scandinave universalmente riconosciute come le migliori, hanno un tasso di bocciatura prossimo allo zero.
La scuola deve garantire una adeguata copertura oraria in modo da permettere ai genitori di lavorare, ma è assolutamente cruciale che non si snaturi trasformandosi in mero “deposito”. Dobbiamo pretendere che quelle ore spese a scuola siano ore inserite in percorsi educativo-formativi di qualità e moderni, affinchè la scuola rimanga luogo di apprendimento e formazione. In un mondo sempre più vasto e competitivo, noi pensiamo ad una scuola che dia ai nostri ragazzi gli strumenti necessari  per cogliere le opportunità che questo mondo offrirà loro, che sono molto maggiori che in passato. Inglese, lingue, infomatica, scienze, italiano, ma anche relazioni personali e lavoro di gruppo.
Pensiamo ad una scuola inclusiva, con aperture adeguate tutto l’anno, dove accanto alle conoscenze si impari anche la condivisione e l’appartenenza alla propria comunità.
Una scuola in cui gli insegnanti siano valorizzati in quanto riconosciamo loro l’importanza del loro ruolo, e non mortificati da contratti evanescenti e stipendi miseri.

Tutto questo non pò essere fatto senza investimenti. Occorre razionalizzare ove vi fossero sprechi, ma bisogna puntare sull’istruzione con finanziamenti consistenti, esattamente come hanno fatto e stanno facendo tutti gli altri paesi, svilippati e in via di sviluppo. Nonostante la crisi abbia colpito anche loro, e abbiano compiuto dolorosi tagli ai loro sistemi  statali, nessuno ha sottartto fondi alle scuole che invece sono state protette e sostenute. Questo perchè hanno capito da tempo che la scuola è il migliore investimento contro la crisi, e il migliore antidoto alle crisi future. Un’economia basata su sapere e conoscenza è più protetta in quanto non deve competere sul costo del lavoro con i Paesi in via di sviluppo.
Trovare le risorse dipende solo da volontà politica. E’ stata una precisa scelta politica di questo governo che ha abolito l’ICI anche per i redditi alti (2.5 Miliardi), ha approvato il discutibile salvataggio dell’Alitalia (3.5 Miliardi) e il recente acquisto da parte del ministero della Difesa di  centotrentuno caccia-bombardieri F-35 (13 Miliardi).
Il PD propone di aumentare la tassazione sulle rendite da capitale allineandola alle quote degli altri paesi europei (dal 12% al 20%) e di aumentare la tassazione sui capitali rientrati con lo scudo fiscale, insieme con la reintroduzione delle misure contro l’evasione fiscale attuate dal Governo Prodi e soppresse dall’attuale.A volerli trovare, i fondi potrebbero essere reperiti.

E una riforma profonda e vera, non calata dall’alto, ma condivisa tra i protagonisti (insegnanti, famiglie, studenti) non è solo auspicabile, ma urgente


Scritto da: Prof. Daniele Morelli
LICEO GINNASIO STATALE “DANTE ALIGHIERI”
ISTITUTO MAGISTRALE “MARGHERITA DI SAVOIA”
2010 - 2011

A SCUOLA DI POLITICA

“Finalmente ci capisco qualcosa…”

“Non è possibile che riescano a comandare bene, quelli che prima non hanno servito bene”

                                                                                                          Plutarco – Consigli ai politici.
Il corso intende presentare in modo semplice il mondo della politica percepito molto distante e  complicato, a volte persino minaccioso,  tanto da allontanare spesso gli studenti, nonché gli stessi genitori e docenti.
Anche gli educatori hanno responsabilità  per questa disaffezione verso la Cosa Pubblica.
Si teme di influenzare, di equivocare, di indurre a scelte che poi si riveleranno foriere di dispiaceri…ma così facendo ci si nasconde solamente  e non si fa altro che assumere la peggiore delle politiche: lasciar fare agli altri o al caso….
La scuola invece può giocare un ruolo di chiarificazione, di illustrazione, di avvio alla comprensione della politica e dei soggetti  che operano nella polis per far sì che ogni studente possa maturare una propria opinione critica e possa operare quelle scelte che l’essere in società rende inevitabili.
Il Corso si articolerà in Incontri-Lezioni –Discussioni con persone che hanno fatto della politica una parte rilevante della loro vita.
Si sta prendendo contatto con i relatori che pertanto potrebbero cambiare e così anche gli argomenti trattati


1        -  Perché mi sono impegnata in politica nel Partito Democratico
Serena Fagnocchi (responsabile scuola)
   
 2 – Perchè mi sono impegnato in politica nella  Lega Nord
consigliere comunale Lega Nord Ravenna

3 – Cosa significa essere Assessore Alla Cultura
Ouidad Bakkali

4 - Il popolo della libertà. Reggerà senza Berlusconi?
                  Ancarani  (P.D.L.)

5 – Il Concilio Vaticano II
Chiesa e politica -  Otello Galassi

6  – I sistemi elettorali e la democrazia Prof. Andrea Morrone UniBo Giurispr.Ravenna

7  Una Ecodem in Provicnia
Architetto  Mara Roncuzzi


8  I servizi ... senza soldi.... come?
– Giovanna Piaia     

9  A 22 anni assessore alla Polizia...
Martina “Bubi”

10Movimento 5 stelle o Beppe Grillo?
Vandini

11 – Una giovane donna in Consiglio Comunale a Ravenna
Valentina Morigi

12Presiedere il Consiglio Provinciale
Rossi Gabriele

16. 12. 2011                         ore 14.30 – 16.30



13 . 01 . 2012                                             

20 . 01 . 2012.                        ore 14.30 – 16,30



27 . 01 . 2012                                  “”   



  3.02.2012


10 .02.2012



17. 02. 2012                                 “”     “”
  
                                  
 24.02. 12                                        “”      “”    


02 .03.12                                    “”   “”
                                      


09.03.2012                                  “”   “”


16 .03.12                                     “”   “”



23 .03.12                                      “”    “”
 Ravenna, 13 dicembre 2011  
  Prof. Daniele Morelli