L’analisi di Benedetto XVI
IL VERBO DEL PAPA: RIPROGETTARE
C’è un verbo al centro dell’analisi di benedetto XVI circa la situazione mondiale. E’ il verbo “riprogettare”. Il papa, nel discorso agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede , lo ha usato in relazione alla crisi economica, quando ha detto che << non dobbiamo scoraggiarci, ma riprogettare il nostro cammino, con nuove forme di impegno>>. In che senso?
Per Ratzinger la crisi economica (che, ha sottolineato, non ha colpito solo l’Occidente ma si sta riverberando su tutti i paesi, compresi quelli più poveri) ha una radice etica prima ancora che economica e finanziaria. Quelli che vanno ripensati sono i principi della globalizzazione, in base ai quali oggi i ricchi fanno ricadere sui poveri i costi dei propri errori e della propria ingordigia, mentre la solidarietà resta episodica. È un discorso molto politico quello di benedetto XVI. Riprogettare il modello di sviluppo, puntando sulla dimensione etica prima ancora che sui meccanismi economici, è urgente perché lo sbandamento è generale. Non si tratta soltanto di arginare le perdite delle economie nazionali, ma di darci “nuove regole” in grado di assicurare a tutti la possibilità di vivere dignitosamente e di sviluppare le proprie capacità. È un’utopia? Come pretendere che al denaro vengano anteposti i principi morali? Il papa non fa appello al sentimento, ma mette di fronte alla realtà. Secondo le linee seguite finora, sono i giovani a pagare il prezzo della mancanza di lungimiranza, e proprio i giovani stanno segnalando il pericolo.
In questa prospettiva vanno letti i fermenti giovanili che hanno colpito diverse regioni del mondo, come in Nord Africa e i Medio Oriente. Che cosa chiedono i giovani che soffrono per la povertà, la disoccupazione e l’assenza di speranza? Chiedono riforme, chiedono di poter partecipare alla vita politica e sociale. È un passaggio complesso di fronte al quale l’ottimismo dei primi giorni ha lasciato spazio alle perplessità, occorre allora ricordare che cosa c’è all’origine delle rivendicazioni, ovvero <<il riconoscimento della dignità inalienabile di ogni persona umana e dei suoi diritti fondamentali>>.
Ecco il legame indi scindibile con la giustizia, legame che il papa sottolinea con molta concretezza quando dice che <<il rispetto della persona deve essere al centro delle istituzioni e delle leggi>>, così da <<prevenire il rischio che la doverosa attenzione alle richieste dei cittadini e la necessaria solidarietà sociale si trasformino in semplici strumenti per conservare o conquistare li potere>>. Il papa esprime una <<grande preoccupazione>> per tutte le situazioni in cui è la violenza a prevalere sulla ragione. Parla della Siria, guarda alla Terra Santa e all’intero Medio Oriente, chiede ai politici <<decisioni coraggiose e lungimiranti>>, ma la sua argomentazione vale per il mondo intero, anche per l’Occidente, e acquista un significato speciale per i riformisti.
La progettazione del modello non può essere giocata sul breve termine e su questioni di piccolo interesse. Guardare ai giovani e riconoscere le loro istanze è importante perché i giovani <<ci spronano a considerare seriamente le loro domande di verità, di giustizia e di pace>>.
Lo sapremo fare? Benedetto XVI non si limita alla denuncia, ma ci indica una strada.
Per riprogettare il modello di sviluppo occorre puntare sull’educazione, e quindi sui luoghi in cui l’educazione diventa realtà, con la famiglia e la scuola in primissimo piano. Ecco dove investire per il futuro. Inutile parlare di morale e di ricostruzione della persona se poi penalizziamo la famiglia, la scuola e le altre istituzioni educative.
Per Ratzinger la crisi economica (che, ha sottolineato, non ha colpito solo l’Occidente ma si sta riverberando su tutti i paesi, compresi quelli più poveri) ha una radice etica prima ancora che economica e finanziaria. Quelli che vanno ripensati sono i principi della globalizzazione, in base ai quali oggi i ricchi fanno ricadere sui poveri i costi dei propri errori e della propria ingordigia, mentre la solidarietà resta episodica. È un discorso molto politico quello di benedetto XVI. Riprogettare il modello di sviluppo, puntando sulla dimensione etica prima ancora che sui meccanismi economici, è urgente perché lo sbandamento è generale. Non si tratta soltanto di arginare le perdite delle economie nazionali, ma di darci “nuove regole” in grado di assicurare a tutti la possibilità di vivere dignitosamente e di sviluppare le proprie capacità. È un’utopia? Come pretendere che al denaro vengano anteposti i principi morali? Il papa non fa appello al sentimento, ma mette di fronte alla realtà. Secondo le linee seguite finora, sono i giovani a pagare il prezzo della mancanza di lungimiranza, e proprio i giovani stanno segnalando il pericolo.
In questa prospettiva vanno letti i fermenti giovanili che hanno colpito diverse regioni del mondo, come in Nord Africa e i Medio Oriente. Che cosa chiedono i giovani che soffrono per la povertà, la disoccupazione e l’assenza di speranza? Chiedono riforme, chiedono di poter partecipare alla vita politica e sociale. È un passaggio complesso di fronte al quale l’ottimismo dei primi giorni ha lasciato spazio alle perplessità, occorre allora ricordare che cosa c’è all’origine delle rivendicazioni, ovvero <<il riconoscimento della dignità inalienabile di ogni persona umana e dei suoi diritti fondamentali>>.
Ecco il legame indi scindibile con la giustizia, legame che il papa sottolinea con molta concretezza quando dice che <<il rispetto della persona deve essere al centro delle istituzioni e delle leggi>>, così da <<prevenire il rischio che la doverosa attenzione alle richieste dei cittadini e la necessaria solidarietà sociale si trasformino in semplici strumenti per conservare o conquistare li potere>>. Il papa esprime una <<grande preoccupazione>> per tutte le situazioni in cui è la violenza a prevalere sulla ragione. Parla della Siria, guarda alla Terra Santa e all’intero Medio Oriente, chiede ai politici <<decisioni coraggiose e lungimiranti>>, ma la sua argomentazione vale per il mondo intero, anche per l’Occidente, e acquista un significato speciale per i riformisti.
La progettazione del modello non può essere giocata sul breve termine e su questioni di piccolo interesse. Guardare ai giovani e riconoscere le loro istanze è importante perché i giovani <<ci spronano a considerare seriamente le loro domande di verità, di giustizia e di pace>>.
Lo sapremo fare? Benedetto XVI non si limita alla denuncia, ma ci indica una strada.
Per riprogettare il modello di sviluppo occorre puntare sull’educazione, e quindi sui luoghi in cui l’educazione diventa realtà, con la famiglia e la scuola in primissimo piano. Ecco dove investire per il futuro. Inutile parlare di morale e di ricostruzione della persona se poi penalizziamo la famiglia, la scuola e le altre istituzioni educative.
Di Aldo Maria Valli
FONTE: "EUROPA" del 10-1-2012
Pubblicato da Oriana Falcone 5 AP
