EUROPA
Venerdì 4 maggio 2012
La lezione di Einaudi
Articolo di Enzo Di Nuoscio
Francesco Tomatis, Verso
la città divina. L’incantesimo della libertà in Luigi Einaudi (Città Nuova,
2011).
OMISSIS
Tomatis ci dimostra come Einaudi fosse convinto che la
libertà non possa fare a meno di una dimensione <<morale>> e <<trascendente>>.
Per Einaudi la libertà è innanzitutto una condizione <<antropologica>>
che consente ai singoli di elevarsi moralmente e alle società di progredire nel
benessere. Una condizione che ha bisogno di presupposti economici (l’economia
di mercato), sociali (una sostanziale riduzione delle disuguaglianze), politici
(la limitazione dei poteri dello Stato), giuridici (l’ <<impero della
legge>>) e persino gnoseologici (la consapevolezza della fallibilità
della conoscenza umana). Grazie a queste garanzie la libertà potrà garantire il
massimo di diversità, di discussione critica e anche di “lotta”, compatibili
con le regole condivise dello Stato di diritto e potrà diventare la più
preziosa risorsa per consentire la realizzazione del maggior numero possibile
di progetti individuali compatibili tra loro e quindi per potenziare le
capacità di problem solving di un
gruppo. Ma tutte queste condizioni <<non sono bastevoli>> perché,
spiega Einaudi, <<la libertà esiste se esistono uomini liberi che
ubbidiscono alla voce della coscienza>>, che si sentano moralmente
liberi, prima di tutto dentro di sé. E’ questa una libertà che non dipende
dall’organizzazione sociale e politica, ma che è legata al foro interiore degli
individui. E’ una libertà più profonda, che è causa e non effetto di quella
politica ed economica, e che Einaudi identifica come la inesauribile ricerca
esistenziale di verità assolute che esseri umani consapevoli della loro <<creaturalità>>
non possono che cercare in una dimensione <<divina>> e <<trascendente>>.
Dunque, l’Einaudi empirista e pragmatista, l’economista
tutt’altro che insensibile al rigore positivista, lo scienziato delle finanze che
della libertà ha indagato i meccanismi più “tecnici”, sapendola sempre
declinare in un vissuto popolare di esperienze tratte dalla vita di tutti i
giorni, è lo stesso Einaudi che, da cattolico e liberale, guarda alla libertà
anche da una prospettiva esistenziale e spirituale, che vede in essa <<l’anelito spirituale
verso l’alto>> e che non esita a sostenere che è proprio questa libertà
della coscienza e dello spirito a <<rendere la vita degna di essere
vissuta>>. Einaudi parla di <<incantesimo della libertà>> per
identificare, come scrive Tomatis, <<l’esporsi dell’uomo libero ad
un’alterità verticale, trascendente ogni realizzazione storica>>. E
tuttavia, dalla prospettiva einaudiana questa profonda dimensione spirituale
della libertà, non solo non è in contrasto, ma è in perfetto accordo con la
laicità dello Stato liberale, il quale si astiene dal giudicare la coscienza e
dall’imporre verità assolute, consentendo a ogni singolo quella perenne ricerca
di ciò che è “altro”, che Einaudi considera il più autentico tratto
antropologico ed esistenziale dell’essere umano.
Articolo trascritto da Niccolò Caldironi

Nessun commento:
Posta un commento