DirittoEconomia

giovedì 15 dicembre 2011

Meno cacciabombardieri più scuole

Prendo questo articolo di Serena Fagnocchi. Dice molte cose giuste...dice di tagliare le spese militari e investire sulla cultura e sul futuro dei nostri giovani...mi piace!
Serena Fagnocchi, 27 giugno 2011
La nostra idea di Scuola: pubblica, di qualità, aperta a tutti
La riforma della Gelmini non segue da un’idea nuova di scuola, è semplicemente meno-scuola. Meno soldi, con 8 miliardi di euro in meno in tre anni; meno insegnanti, 120mila in tre anni, il più grande licenziamento di massa della storia del nostro paese; meno scuole, con accorpamenti e soppressioni che mettono a rischio le piccole comunità (come quelle di montagna) che vivono attorno alla loro scuola; meno qualità, perchè saltano compresenze e progetti educativi come il tempo pieno, il tempo prolungato, e insegnamenti come l’inglese, l’informatica e le scienze vengono resi di fatto impossibili. In compenso classi più affollate a discapito dell’apprendimento, più bambini disabili lasciati senza sostegno,  il tutto accompagnato da una retorica antistorica fatta di grembiulini, voti in condotta, maestri unici e bocciature.
Capitolo a parte meritano le scuole dell’infanzia, delle quali il governo si disinteressa totalmente e di fatto viene negato a migliaia di bambini il diritto a questo percorso educativo; e le scuole secondarie superiori, con una riforma degli indirizzi che mira a separare i percorsi di studenti di serie A (nei licei) e quelli di serie B (nei tecnici), e di farlo sempre prima. Il nostro è l’unico paese dove viene abbassato l’obbligo scolastico.  E questo a fronte di uno dei tassi di abbandono scolastico più alti d’Europa. Triste primato.
In questo senso la riforma della Gelmini si inserisce perfettamente nel disegno perseguito dal  governo di smantellare sistematicamente tutti i luoghi di formazione della cultura e della formazione della persona (dalla stampa all’università). La scuola pubblica sta in cima a questa lista. Solo i più ricchi potranno accedere a scuole di qualità, in contrapposizione al principio sancito anche dalla nostra Costituzione che vuole la scuola come strumento di ascesa sociale, e lo Stato che si impegna a rimuovere ostacoli affinchè ogni bambino possa godere delle stesse opportunità.
La scuola che noi vogliamo è pubblica, di qualità, aperta e accogliente, e accessibile a tutti. Che non distingua in studenti di serie A e di serie B, figli di ricchi e figli di poveri.  Noi crediamo nel valore sociale della scuola, come perno delle comunità, come luogo di apprendimento di competenze, ma anche di crescita e coesione sociale, e formazione umana. Il luogo dove si forma il cittadino e la comunità di domani.
Una scuola che promuova strumenti educativi moderni, e che al contempo accompagni ogni ragazzo seguendo le sue inclinazioni e le sue qualità, dove il ragazzo problematico sia maggiormente seguito e non lasciato indietro o bocciato. Il nostro è l’unico paeso in cui si vanta la crescita dei bocciati come prova di qualità, quando tutti sanno che ogni bocciatura è un fallimento del sistema scolastico, e le scuole scandinave universalmente riconosciute come le migliori, hanno un tasso di bocciatura prossimo allo zero.
La scuola deve garantire una adeguata copertura oraria in modo da permettere ai genitori di lavorare, ma è assolutamente cruciale che non si snaturi trasformandosi in mero “deposito”. Dobbiamo pretendere che quelle ore spese a scuola siano ore inserite in percorsi educativo-formativi di qualità e moderni, affinchè la scuola rimanga luogo di apprendimento e formazione. In un mondo sempre più vasto e competitivo, noi pensiamo ad una scuola che dia ai nostri ragazzi gli strumenti necessari  per cogliere le opportunità che questo mondo offrirà loro, che sono molto maggiori che in passato. Inglese, lingue, infomatica, scienze, italiano, ma anche relazioni personali e lavoro di gruppo.
Pensiamo ad una scuola inclusiva, con aperture adeguate tutto l’anno, dove accanto alle conoscenze si impari anche la condivisione e l’appartenenza alla propria comunità.
Una scuola in cui gli insegnanti siano valorizzati in quanto riconosciamo loro l’importanza del loro ruolo, e non mortificati da contratti evanescenti e stipendi miseri.

Tutto questo non pò essere fatto senza investimenti. Occorre razionalizzare ove vi fossero sprechi, ma bisogna puntare sull’istruzione con finanziamenti consistenti, esattamente come hanno fatto e stanno facendo tutti gli altri paesi, svilippati e in via di sviluppo. Nonostante la crisi abbia colpito anche loro, e abbiano compiuto dolorosi tagli ai loro sistemi  statali, nessuno ha sottartto fondi alle scuole che invece sono state protette e sostenute. Questo perchè hanno capito da tempo che la scuola è il migliore investimento contro la crisi, e il migliore antidoto alle crisi future. Un’economia basata su sapere e conoscenza è più protetta in quanto non deve competere sul costo del lavoro con i Paesi in via di sviluppo.
Trovare le risorse dipende solo da volontà politica. E’ stata una precisa scelta politica di questo governo che ha abolito l’ICI anche per i redditi alti (2.5 Miliardi), ha approvato il discutibile salvataggio dell’Alitalia (3.5 Miliardi) e il recente acquisto da parte del ministero della Difesa di  centotrentuno caccia-bombardieri F-35 (13 Miliardi).
Il PD propone di aumentare la tassazione sulle rendite da capitale allineandola alle quote degli altri paesi europei (dal 12% al 20%) e di aumentare la tassazione sui capitali rientrati con lo scudo fiscale, insieme con la reintroduzione delle misure contro l’evasione fiscale attuate dal Governo Prodi e soppresse dall’attuale.A volerli trovare, i fondi potrebbero essere reperiti.

E una riforma profonda e vera, non calata dall’alto, ma condivisa tra i protagonisti (insegnanti, famiglie, studenti) non è solo auspicabile, ma urgente


Scritto da: Prof. Daniele Morelli

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